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Segni, omicidio Manciocco, le toccanti parole del cugino di Maria: “Non si possono giustificare atti di questo tipo”

Il 15 luglio ci sarà un’altra udienza, ad oltre cinque anni di distanza, per stabilire se Eraldo Marchetti fosse capace di intendere e volere

A distanza di oltre cinque anni ancora si torna a parlare del bruttissimo femminicidio di Maria Manciocco. Il 15 luglio ci sarà ancora un'udienza per stabilire se chi ha ucciso la donna di Segni, nel sud della provincia romana ai confini della Ciociaria, fosse capace di intendere e di volere, al momento dell'efferato omicidio, commesso a Segni, il 16.03.2014. In realtà il coniuge della Sig.ra Maria Manciocco, Eraldo Marchetti, è già stato dichiarato capace di intendere e di volere e condannato a 22 anni di carcere, dopo un'accurata perizia di un illustre psichiatra forense, ma non è stato sufficiente. Ci sarà una ulteriore valutazione e una ulteriore interpretazione da parte di chi, non lo sappiamo.

Le parole dei familiari della conna

“Sappiamo che Maria non c'è più, brutalmente ammazzata dal marito con una mazzetta da muratore, alle 08.30 di una domenica mattina, quando da brava madre stava preparando la colazione ai bambini, che all'epoca avevano 9 anni. E questo fa male. Abbiamo – spiega in una nota inviata alla stampa Flavio Gizzi, cugino della vittima e colui che cura i figli - profondo rispetto dell'operato della magistratura e riteniamo che le sentenze non debbano essere oggetto di un  commento superficiale e privo dei necessari strumenti di comprensione, tuttavia, negli ultimi mesi, abbiamo riscontrato pronunce tese a giustificare, in qualche modo, femminicidi e stupri, con motivazioni sinceramente di difficile comprensione.  

Un efferato omicidio

Commettere un efferato omicidio per eliminare una donna che è stata fidanzata, moglie, madre, solamente per l'impossibilità di accettare la decisione della vittima di porre fine ad una relazione, e giustificare tale brutale gesto con un black-out emotivo, non è condivisibile. Le perizie sugli imputati di omicidio avvengono, spesso, a distanza di molto tempo dal compimento del crimine, e sono assolutamente variabili nei risultati, che dipendono da chi esegue tali perizie. Quello che osserviamo, tuttavia, è una totale assenza di attenzione nei confronti della vittima. Tutto ruota attorno al colpevole, ai suoi sentimenti, ai suoi umori. Ci chiediamo se tutto ciò sia accettabile e se sia rispettoso di ogni donna che ha perso la vita per mano dell'uomo che avrebbe dovuto proteggerla ed amarla. Continuiamo a credere nella giustizia”.

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