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Rifiuti, riunita l'assemblea di comuni di Minerva. Buco da 90 mila euro nel bilancio in linea con Lazio Ambiente

I rappresentanti del comitato residenti spiegano, inoltre, che la ricapitalizzazione è stata rinviata di sei mesi, ovvero dopo le elezioni amministrative nel comune di Colleferro

I sindaci nel momento della costituzione del consorzio Minerva (archivio)

Dopo le dichiarazioni ed i consigli comunali delle settimane scorse mercoledì scorso si è riunita l’Assemblea dei 7 Comuni soci del consorzio Minerva scarl per approvare il primo bilancio 2019, presentato dall’Amministratore unico, Alessio Ciacci: al mancato utile preventivato si è aggiunta la perdita di € 90.000,00. “Assente giustificato” il Comune di Carpineto Romano, interpretabile come segnale politico di dissenso. La perdita, al 31.12.2019, supera nettamente il limite stabilito dal codice civile pari ad 1/3 del capitale. La norma obbliga i Comuni attualmente soci a procedere alla sua ricostituzione o ad intervenire con altre opportune azioni qualora la perdita superi i 2/3 del capitale, come in questo caso. Il deficit accumulato ha completamente azzerato il capitale iniziale, con un debito da ripianare entro il 2020.

Ricapitalizzazione rinviata ad ottobre

Il punto sulla ricapitalizzazione del consorzio per 1 milione di €, essenziale per evitare la sua liquidazione, è stato rinviato al prossimo ottobre, in attesa dell’ingresso di Segni e Capranica Prenestina, non ancora avvenuto.

"Ciacci aveva enfaticamente dichiarato in recenti videointerviste - Scrive in un nota inviata alla stampa Ina Camilli rappresentante Comitato residenti Colleferro - che “presto ci sarà la ricapitalizzazione”, invece viene rinviata di 6 mesi, dopo le elezioni amministrative di Colleferro. Non essendo stato presentato alcun bilancio, non conosciamo esattamente le cause della perdita di esercizio, tra l’altro in linea con i reiterati bilanci in “rosso” di Lazio Ambiente Spa, da cui Minerva ha affittato il ramo d’azienda. Comunque, l’eventuale passaggio di altri 5 dipendenti di Lazio Ambiente Spa al consorzio, con un’incidenza annuale stimabile in circa € 200.000, sicuramente non alleggerirà i costi di esercizio e l’economicità del servizio.

I 7 Comuni Soci ed i relativi Consigli comunali, adesso, sono davanti ad un bivio importante per i bilanci comunali: togliere risorse ai relativi Paesi o finanziare un’impresa già in partenza dubbia (vedi il capitale sociale iniziale di soli 66.602,08 € e dopo 3 mesi di attività dichiarato irrisorio). Il Comune di Colleferro si limita tuttavia a convocare il Consiglio comunale il 27 giugno e in seconda convocazione il 30 giugno per esaminare l’ordine del giorno presentato dall’opposizione sui motivi del “congedo” dell’ex Direttore generale, dott. Fabio Ermolli.

Dove un contratto valido?

Salta pure all’attenzione il ritardo nell’approvazione delle tariffe Tari 2020 (il tributo sui rifiuti), peraltro proposte identiche a quelle del 2019. Non vi è alcun valido contratto in vigore, essendo scaduti i precedenti e le relative proroghe. Senza un contratto valido, quali sono i servizi forniti e i corrispettivi richiesti? Com’è possibile fissare delle tariffe se non esiste alcun piano finanziario ed industriale in aggiornamento approvato per l’esercizio in corso? In base a quale criterio si richiede ai cittadini la stessa cifra dell’anno precedente?

Secondo l’accordo sottoscritto con Lazio Ambiente spa per l’affitto del ramo d’azienda le tariffe non possono aumentare fino a gennaio 2021, ma non vi è mica scritto che non possano diminuire! Infine, sarebbe opportuno conoscere il soggetto a cui i Comuni riversano la Tari, posto che Colleferro non ha un contratto di servizio in essere né con Lazio Ambiente spa, né con Minerva Scarl.

La falla nella giovane vita del consorzio si va approfondendo, segnata dalla poca importanza riservata ai profili gestionali, che toccano la legalità, la trasparenza e l’opportunità di determinati atti e scelte, che ne evidenziano l’assoluta assenza di un’economia di scala e di un recupero di efficienza, elementi, questi, basilari per una società “in house”. Ma tutto era chiaro vista l’iniziale scorrettezza, che rasenta l’illegalità, di non dichiarare da subito che con un capitale sociale come quello di partenza non si poteva andare da nessuna parte.

Lo stesso Piano economico-finanziario del consorzio redatto dall’ing. Federico Cangialosi, di cui non interessano qui le sue vicende giudiziarie, non si è rivelato coerente con gli obiettivi, non riuscendo a superare i primi 3 mesi di vita di Minerva, probabilmente perchè predisposto al fine di persuadere i Comuni dubbiosi ad entrare nel consorzio.

Minerva come Lazio Ambiente e Gaia?

Quanto sta accadendo sulla testa di circa 52.000 abitanti, nei 9 Comuni serviti da Minerva, appare in linea con le gestioni passate: Lazio Ambiente e Gaia. “Carrozzoni” pubblici legati alle vicende personali delle dirigenze aziendali nominate dalla politica. Dubbi e interrogazioni sull’assenza di trasparenza e regolarità formale nell’affidamento dell’incarico all’Amministratore unico Ciacci sono stati presentati in tutte le sedi di competenza. Così come si è analizzato l’operato dello stesso Ciacci che non vanta, guardando i dati delle società da lui assistite, grandi risultati. Anzi, alcune società hanno o hanno avuto, con lui, bilanci in “rosso”.

Se da un lato bandi di dubbia legittimità danno una parvenza di credibilità all’operato amministrativo dei Comuni, nella selezione dell’Amministratore unico abbiamo inoltrato agli Enti competenti la richiesta di un'analisi sulle tempistiche e sulle modalità di pubblicazione del bando stesso, aperto e richiuso in meno di 2 settimane, senza adeguata pubblicità, senza richiedere alti profili curriculari, ma possibilmente solo allo scopo di agevolare la nomina di un prescelto candidato unico.

Tanto abbiamo scritto sui criteri di selezione della dirigenza, sui requisiti richiesti e sulle modalità con cui si valutano i curricula dei candidati, ma nel caso del concorrente Ciacci, alcune criticità potevano essere considerate, visto che sono state rese note dalla stampa. Una carriera politica con diversi incarichi alle spalle, alcuni terminati anzitempo, per questioni giudiziarie, come appare da notizie reperibili nel web. Una attività politica nella ASM di Rieti che ha registrato perdite cospicue di bilancio e una gestione che nel triennio ha letteralmente messo in ginocchio la società, che rischia oggi il fallimento se il terzo esercizio consecutivo, quello del 2019, dovesse chiudere ancora in negativo.

Nei suoi incarichi Ciacci è stato accompagnato da consulenti come Raphael Rossi, dedito ad attività progettuali e di pianificazione in campo ambientale, pur non avendo in tali settori una abilitazione legale, suo collaboratore di fiducia e responsabile, sembrerebbe, di probabili azioni di natura illecita nell’azienda Formia Rifiuti Zero srl, già oggetto di attenzione, come riporta la stampa, da parte della Guardia di Finanza, ASL e organismi dell'anticorruzione comunale.

Un altro stretto collaboratore è Michele Bernardini, a cui avrebbe, praticamente, affidato informalmente la gestione del consorzio da circa un paio di mesi. Nel suo curriculum dichiara che tra il 2015 e il 2019 ha cambiato incarico in 4 Comuni, fino ad essere nominato direttore nell’azienda pubblica ASA di Tivoli, in assenza di procedura concorsuale ab origine, come ben rappresentato dalla cronistoria dei suoi passaggi curriculari.

Durante la sua direzione dal 2007 al 2012, l'ASA di Tivoli risulterebbe condotta quasi sull’orlo del fallimento con oltre 20 milioni di € di debiti, con una raccolta differenziata ferma al 10%, tanto da lasciare la direzione frettolosamente all'arrivo della nuova dirigenza nel 2014. Anche alla direzione della società mista ASM di Rieti, Bernardini registra immancabili risultati negativi. E’ infatti proprio a Rieti che il duo manageriale Ciacci-Bernardini, affiancato anche da Rossi, nel ruolo di membro della vigilanza (odv), si fa ancora notare per le poco lusinghiere performance, delle quali è possibile leggere gli esiti disastrosi, scaricando i bilanci dal portale ASM Rieti: perdite per -733.000 € nel 2017 e - 450.000 nel 2018, raccolta differenziata porta a porta intorno al 40 %.

In quest'ottica l'abbinamento Ciacci-Bernardini anche in quel di Colleferro ci sembra la riaffermazione di logiche spartitorie nelle pubbliche amministrazioni che nulla hanno di meritocratico o di vantaggioso per i cittadini.

Se lo scopo fosse quello di far “subentrare” anche a Colleferro e nei Comuni serviti (si fa per dire) da Minerva il duo al posto dell’ex Direttore generale Ermolli, precedentemente selezionato con bando pubblico e con riconoscimento di competenza e professionalità, ma poi, nell’imminente scadenza del suo periodo di prova contrattuale, licenziato in malo modo e con parole molto pesanti dall’Amministratore unico Ciacci, senza addebiti puntuali o concrete motivazioni (come desunto dalle affermazioni dell’Assessore all’Ambiente, Giulio Calamita, rese nel Consiglio Comunale dello scorso 5 giugno), dobbiamo tutti sapere a quale rischio ulteriore si sta esponendo il neocostituito consorzio.

Tale licenziamento non risulterebbe estraneo all’ingresso di fatto di Bernardini in Minerva, ma il suo inserimento formale nella dirigenza dovrà avvenire tramite selezione di bando pubblico (il cui curriculum non appare paragonabile a quello di precedenti candidati alla carica di Direttore generale di Minerva).

Non vogliamo che si ripeta a Colleferro e negli altri Comuni soci l’esperienza del duo Ciacci-Bernardini o del trio, con Rossi, considerando anche l’esperienza formiana di quest’ultimo. E’ dovere della classe politica locale, forse inconsapevole ma certamente responsabile, evitare ciò ed è evidente che la dialettica reale dà sempre dei frutti, se qualcuno non fosse sordo. Intanto esposti alle Autorità competenti e richieste di accesso agli atti sono in attesa di risposta".

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