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Paliano, cacciatori in libertà nel parco la Selva nonostante il divieto di 500metri

Nel parco di proprietà regionale sono tornate anche le pecore ed i cani

Con il ritorno dell’erba sono tornate le pecore con i cani nella proprietà regionale della Selva di Paliano, che spaventano la gente. Ma sono tornati anche i cacciatori che si appostano alla rete con le spalle e sparano agli uccelli migratori dimenticando che c’è un’area protetta di 500 metri dalla rete.

Colpiti da pallini innoquina, ma chi controlla i cacciatori?

Nel nostro giro domenicale, nel camminare nel rinascente ex parco uccelli del fu Antonello Ruffo di Calabria, acquistato all’asta giudiziaria del tribunale di Frosinone dalla Gea Srl (una società omonima ma non è quella che raccoglie l’immondizia a Paliano), siamo stati colpiti per da pallini di fucile che erano già senza spinta a significare che i cacciatori erano letteralmente poggiati sulla rete a sparare a quegli incolpevoli uccelli, che stavano cercando di godere della tranquillità dei laghetti, magari fino ad Aprile 2018, prima dell’apertura al pubblico con rinnovati giochi per bambini ed altre gradite sorprese per i visitatori. Allora viene facile domandarsi: chi controlla i cacciatori che devono rispettare i 500 metri di divieto fino alla rete del Parco Uccelli? Questo era il cruccio maggiore che aveva anche il nostro Principe Ruffo che ne aveva chiesti mille di metri e alla fine ne sono stati concessi, dalla Provincia, solamente la metà dalla rete del parco in tutte le direzioni.

Pecore e cani in libertà sulla proprietà regionale

Che dire poi delle pecore, che non potendo più entrare all’interno dell’ex Parco Uccelli perché gli hanno, giustamente, chiuso tutti i varchi; il pecoraio straniero, sembra albanese, pascola abusivamente sulla proprietà Regionale. Paga il fido pascolo? Se sì, a chi? O commette il reato di pascolo abusivo? Chi deve controllare questo pastore i cui cani si avventano contro le persone, che invece vanno a passeggiare in quel pezzetto consentito per camminare e sgranchirsi le gambe. Intanto, la ditta privata sta potando le piante nel parcheggio di sua proprietà, anche al fine di togliere il pericolo e lasciare la gente passeggiare liberamente sul quel parcheggio, magari fino ad aprile.

Il degrado è sempre più evidente

Poi che dire del degrado, della proprietà regionale, soprattutto del vecchio borgo, dove le case più passa il tempo e più cadono giù, non solo creando danno alle stesse, ma anche perché fanno veramente brutta mostra di sè e della Regione Lazio, che non ha speso il becco di un centesimo per la manutenzione. Chi presenterà per quelle abitazioni il PSR per ottenere fondi per la ristrutturazione? Sicuramente passerà un altro anno con gravi conseguenze per l’economia locale che non riesce a scrollarsi di dosso questo pesante fardello della proprietà regionale. Che ben vengano i bandi per l’assegnazione dei terreni, ma a chi veramente vuole fare e realizzare quanto previsto nel piano e non a impostori che stanno aspettando la manna dal cielo.

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