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Colleferro, Alberto ucciso per una sigaretta da Daniel Danov

Un semplice rifiuto è diventato il motivo scatenante dell’aggressione, prima verbale all’interno del locale e poi fisica sulle scale. Violenza gratuita che ha portato alla morte del 53 enne conosciuto come “il Conte”

Con il passare delle ore emergono nuovi particolari sulla tragica morte di Alberto Giannetti e sui momenti precedenti alla lite che ha portato al pestaggio ed all’aggressione sulle scale che da via Consolare Latina giungono sin su a piazzale Michelangelo dove in piena notte l’uomo è stato ritrovato in una pozza di sangue. Una morte che ha lasciato sgomenta l’intera comunità di Colleferro e sono molte le persone che si chiedono come si possa morire in questo modo violento per questi futili motivi.

Il rifiuto della sigaretta

Verso la tarda serata del primo dicembre Alberto aveva avuto una discussione animata all’interno di una sala giochi, non lontana dal luogo dove è stato ritrovato in fin di vita, con il 28 enne bulgaro Daniel Danov (foto in alto) perché “il Conte” si era rifiutato di dargli una sigaretta. Da questo rifiuto sarebbe nata la discussione che avrebbe avuto l’epilogo dopo circa un’oretta in strada.

Le immagini del luogo dell'aggressione

L’aggressione sulle scale

Una volta fuori del locale il ragazzo che è residente a Colleferro da molti anni e che ha anche lavorato in una ditta di termoidraulica della zona ha incontrato Alberto all’inizio della scalinata ed in evidente stato di alterazione dovuta all’alcool ha preso a colpirlo violentemente su tutto il corpo facendolo cadere sulle scale dove per diversi giorni sono rimaste ben visibili le tracce di sangue. Dopo di che il ragazzo è scappato portandosi dietro il portafoglio con il bancomat del Giannetti e poco dopo ha anche prelevato del denaro presso uno sportello automatico.

Il grave errore

Un errore grave, quest’ultimo, che ha permesso ai carabinieri di Colleferro di stringere le indagini sulla sua persona. Una volta arrestato durante l’interrogatorio Daniel Danov, alla presenza del suo avvocato difensore Vito Perugini, ha confessato i dettagli agghiaccianti di quella notte ricostruendo l’aggressione. Dopo la morte del povero Alberto, avvenuta qualche giorno fa, la sua posizione si è aggravata ed ora rinchiuso nel carcere di Velletri attende il processo dove dovrà difendersi dall’accusa pensate di omicidio preterintenzionale.

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