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Colleferro, la caserma della Finanza elevata a Compagnia

Con decorrenza da oggi primo agosto, la Tenenza della Guardia di Finanza di Colleferro, su decisione del Comando Generale del Corpo, è stata elevata a Compagnia.  La scelta, determinata dall’importanza

Con decorrenza da oggi primo agosto, la Tenenza della Guardia di Finanza di Colleferro, su decisione del Comando Generale del Corpo, è stata elevata a Compagnia. La scelta, determinata dall’importanza

socio-economica del territorio e dall’incremento demografico che sta interessando alcuni dei venti Comuni che ricadono nella sua competenza, consentirà di fronteggiare più efficacemente i fenomeni di illegalità più insidiosi.

La storia delle Fiamme Gialle di Colleferro affonda le radici in un passato lungo e glorioso che ha visto, negli anni, aumentarne la presenza, con il continuo divenire del contesto sociale, economico e criminale del territorio della “Valle del Sacco”.

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La Guardia di Finanza, infatti, è presente a Colleferro sin dal 1937; inizialmente Brigata, è diventata Tenenza nel 1995 e, oggi, Compagnia, con una forza organica idonea a fronteggiare le sfide di questi anni, dalla lotta all'evasione fiscale agli sprechi ed alle distrazioni di risorse pubbliche, dal contrasto agli arricchimenti illeciti della criminalità organizzata al controllo economico del territorio. Lusinghieri i risultati conseguiti in questi primi sette mesi dell’anno: sul fronte della polizia tributaria, le verifiche fiscali hanno consentito di proporre all’Agenzia delle Entrate il recupero a tassazione di materia imponibile per oltre 46 milioni di euro e la constatazione di circa 12 milioni di IVA evasa. Cospicuo il numero di persone denunciate all’Autorità Giudiziaria per condotte previste dalla normativa penale-tributaria che, in taluni casi,

hanno portato all’applicazione di misure ablative patrimoniale finalizzati a cautelare l’Erario per le imposte evase, le sanzioni e gli interessi. Oltre 50 sono stati, invece, i controlli volti al contrasto delle forme di evasione cd. “di massa”, di cui 37 inerenti le compravendite e le locazioni immobiliari che, da soli, hanno portato alla scoperta di affitti “in nero” per circa 250.000 euro. Sono 9 i “falsi poveri” individuati per aver fruito indebitamente di provvidenze pubbliche, spettanti invece alle categorie sociali meno abbienti (buoni asili nido, refezione e trasporto scolastico, gratuito patrocinio legale, ecc.).

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