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Fallimento del volo del Vega, altro che dirottamento. Le fake news smentite dall’azienda colleferrina

Una vicenda, quell’esplosione del lanciatore a luglio, sulla quale si sono fatte delle ipotesi assurde come un dirottamento tra intrighi di spionaggio internazionale che però non trovano conferme 

Il fallimento dell’ultimo lancio del Vega, il primo dopo 14 riusciti perfettamente, è diventato in poco tempo una storia da film alla James Bond tra presunti intrighi internazionali, spie che vengono scoperte ed arrestate, aziende che vengono tirate in ballo e che non centrano nulla e soprattutto fake news (termine che va tanto di moda equivalente a notizie false) che vengono smentite dall’azienda Avio Spa che ha cercato, forse un po’ troppo tardivamente, di fare chiarezza su questa vicenda.

La storia parte dal fallimento del quindicesimo volo

Dopo l’esplosione del lancitore Vega che viene costruito a Colleferro, a sud di Roma, e che si era alzato in volo dalla base di lancio nel nord del Brasile si era diffusa la notizia che il missile potesse essere stato sabotato in quanto trasportava un satellite degli Emirati Arabi.

La notizia del fallimento del volo

Un sabotaggio che sarebbe stato messo in relazione dall'intelligence a gruppi orbitanti attorno al manager Aleksandr Korshunov e all'ex dipendente dell'Avio Aero (gruppo General Electrics) finito sotto indagine, Maurizio Paolo Bianchi. Obiettivo del lancio era la messa in orbita del satellite militare di osservazione della Terra Falcon Eye, che è andato distrutto. Falcon Eye era il primo di due identici satelliti di sorveglianza costruiti per gli Emirati Arabi Uniti dall’industria francese Airbus nell’ambito di un accordo negoziato nel 2013.

La nota dell’azienda che fa chiarezza sulla vicenda

Nelle ore scorse dopo una serie di articoli su testate nazionali ed on-line è arrivata la nota dell’Avio che fa chiarezza anche sul ruole dell’altra azienda chiamata in ballo: “Con riferimento agli articoli apparsi il 7 settembre 2019 su alcuni quotidiani nazionali relativi all’arresto di un manager russo accusato di spionaggio industriale, Avio S.p.A. precisa che: Avio S.p.A., con sede a Colleferro (Roma), è un’azienda quotata alla Borsa di Milano sul segmento STAR e si occupa della produzione di lanciatori spaziali per per satelliti. Avio S.p.A. non fa parte, né é controllata, dal Gruppo Leonardo. Il Gruppo Leonardo è un’azionista di minoranza di Avio S.p.A.;

Avio Aero è la denominazione della Business Unit di GE Aviation con sede a Rivalta di Torino società che produce componenti per motori aeronautici di proprietà di General Electric Company. Tra le due aziende non sussistono rapporti proprietari, di controllo o di coordinamento societario di alcun tipo. Tra le due aziende non sussiste alcun rapporto di fornitura per il lanciatore Vega che utilizza, infatti, tecnologie completamente diverse da quelle di Avio Aero. L’ex manager di Avio Aero citato negli articoli in questione è totalmente estraneo all’organigramma di Avio S.p.A. e non ha mai lavorato nel settore spaziale.

Notizie totalmente infondate

Per queste ragioni, Avio S.p.A ritiene totalmente infondate le notizie nelle quali si ipotizza che le vicende di presunto spionaggio industriale nei confronti di Avio Aero sarebbero collegate all’anomalia in volo del lanciatore Vega di Avio S.p.A. lo scorso 11 Luglio. Peraltro, l’Agenzia Spaziale Europea e Arianespace, in una nota pubblicata il 5 settembre scorso, hanno precisato che, dopo specifiche investigazioni, la Commissione di Inchiesta sull’anomalia del volo Vega non ha identificato alcuna evidenza di atti di sabotaggio”.

Nel 2020 il nuovo lancio del Vega

Il razzo italiano Vega costruito dalla Avio di Colleferro (Roma) potrà tornare a volare entro il primo trimestre del 2020. Lo ha annunciato la Commissione d’inchiesta indipendente istituita dall’Esa e da Arianspace, che ha pubblicato il risultato delle indagini sull’incidente del volo VV15 dell’11 luglio 2019 quando, a circa due minuti dal decollo, si verificò un’anomalia che ha portato alla conclusione prematura della missione.

Il problema tecnico al motore

“Si è trattato di un problema termo-strutturale – riporta in un articolo l’askanews - nella parte anteriore del motore Zefiro (Z23), il secondo dei tre stadi utilizzati dal vettore per mandare i satelliti in orbita. L’inchiesta raccomanda inoltre ad Arianespace ed Avio di implementare una serie di azioni correttive a tutti i sottosistemi, i processi e l’attrezzatura coinvolti nel guasto. I dettagli di queste correzioni non sono ancora stati resi noti, ma Avio garantisce che il successore di Vega, il più potente Vega C, non sarà colpito dall’unico fallimento del razzo su 15 lanci”.

Le parole dell’AD Ranzo

“Ringraziamo la Commissione di Inchiesta per l’attento e proficuo lavoro svolto in queste settimane – ha commentato Giulio Ranzo, amministratore delegato di Avio – stiamo già lavorando alle azioni correttive indicate dalla Commissione e siamo confidenti di poterlo fare efficacemente per tornare al volo nel primo trimestre 2020. Guardiamo con serenità e fiducia al futuro e restiamo focalizzati sui due importanti obiettivi per la prima parte del 2020: il ritorno in volo di Vega e il lancio di qualifica del nuovo Vega C”.Nel progettare Vega C, Avio ha sostituito il motore Zefiro 23 con uno stadio più ampio e leggermente più lungo, Zefiro 40. Con il nuovo lanciatore aumenterà anche la capacità di carico, che passerà dagli attuali 1500 kg del Vega fino a 2200 kg.La nuova tabella di marcia di Arianespace dovrebbe quindi spostare nel primo trimestre del 2020 due delle missioni inizialmente programmate per la fine del 2019, il lancio di Falcon Eye-2 e il lancio di 42 nanosatelliti. Questo probabilmente ritarderà anche il debutto di Vega C, anche se il Ceo di Arianespace Stéphane Israël ha dichiarato che l’azienda “farà tutto ciò che è in suo potere per riconnettersi ai 14 successi consecutivi già registrati dal vettore europeo”.

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