Valle Del SaccoToday

Colleferro, "il miracoloso Compound industriale è solo un moderno TMB"

Ina Camilli Rappresentante CRC parla dei due grandi poli dei rifiuti e della logistica che stanno nascendo nella zona il sud della provincia di Roma e Frosinone

Colleferro nei giorni scorsi ha vissuto il “momento storico” dell’avvio degli interventi di messa in sicurezza permanente del sito di Arpa 2, contaminato da beta-esacloricloesano. In attesa che parta la bonifica della valle del Sacco, dove la resilienza degli abitanti si scontra con una serie di patologie legate allo stato delle matrici ambientali, si continua con l’ulteriore insediamento e potenziamento dell’impiantistica dedicata ai rifiuti, nonostante le conseguenze dannose per la salute.

"Colleferro ha davanti a sé - spiega in una nota Ina Camilli Rappresentante CRC, aderente al Coord. Interprov. Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri - la prospettiva di qualificarsi come ecodistretto dei rifiuti regionali, a livello pubblico e privato – compound industriale, Italcementi, discarica, consorzio Minerva - e come polo logistico dell’Italia centrale con una infrastruttura pesante ad alto impatto ambientale – cantiere Vailog - senza che questo abbia provocato un dibattito e un moto di ribellione apprezzabile.

Il ruolo di Colleferro città della cultura resta in secondo piano. Non convince il fatto che la città dello spazio non riesca a gestire gli odori nauseabondi della discarica. Colle Fagiolara chiuderà a gennaio, anziché a dicembre 2019, ma c’è sfiducia sulla scomparsa dei miasmi.  Il compound industriale è il progetto con il quale la Regione Lazio intende riconvertire gli inceneritori per trattare entro il 2022 almeno 500 mila tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati di Roma e provincia, nonché del livello regionale (DGR n. 614 del 26.10.2018). L’obiettivo è il recupero di materia e di energia da rifiuti provenienti dai TMB (trattamento meccanico biologico), finalizzato alla produzione di biometano e CSS /MPS (combustile solido secondario e materie prime seconde).

Il miracoloso compound altro non è che un moderno TMB, con un digestore anaerobico e una discarica, un ciclo dei rifiuti superato. La Regione, finanziando il compound, sta disincentivando la raccolta differenziata, che i Comuni non avranno interesse a portare avanti! Quanto alla sua collocazione, aspettiamo di saperlo dal Sindaco, verosimilmente nascerà in un’area a disposizione della società regionale Lazio Ambiente spa.

Il polo logistico Vailog cala sulla città della cultura, senza che dai Comuni di Colleferro e Paliano, con serena irresponsabilità, rispondano a una pur garbata domanda, perché? Del resto, per scelte altrettanto irresponsabili, hanno già perso una importante risorsa naturale, turistica ed economica, come il parco regionale La Selva, e messo a rischio la qualità della produzione del vino cesanese. Nella precaria situazione sanitario-ambientale della valle del Sacco, ben nota ai nostri politici, inizia lo sbancamento di via Palianese. Colle Rampo sparisce per creare un’area di espansione edilizia, come non si era mai vista prima, per lasciare spazio a “capannoni, strade, piazzali, centinaia di mezzi circolanti al giorno, impermeabilizzazione del suolo, modificazione del regime idrico superficiale e profondo, alterazione del microclima, eliminazione della biodiversità e dello scambio depurante terra aria”.

La contropartita alla cementificazione è la deformazione/alterazione irreversibile dello stato dei luoghi. Con la prima ruspa in azione si comincia a intravedere la destrutturazione dell’area. Con i rumori incessanti degli escavatori si capisce che tutto è perso. Molti credono che Amazon e Leroy Merlin, i primi collosi che entreranno con Vailog a Colleferro, siano una opportunità per le imprese e per l’occupazione; altri sono disposti a barattare la salute di tutti in cambio di un lavoro; altri ancora sono rimasti in silenzio piuttosto che contestare un progetto insostenibile per la valle del Sacco! Il polo logistico si espande per circa 51 ettari con un parcheggio per 781 auto, 14 bus, 143 camion, con un’area per la sosta contemporanea di 26 TIR!

L’obiezione a questo tipo di progetto sta nella dimensione dell’intervento e nel processo di trasformazione e mercificazione del territorio. Davvero la contropartita sono i posti di lavoro? E tutte le attività commerciali della zona che fine faranno? Sta nella possibilità che il polo logistico favorisse il recupero dell’edilizia esistente, un importante patrimonio dismesso dopo il processo di deindustrializzazione degli ultimi decenni, in un’ottica di riqualificazione, aprendo un percorso partecipativo con le comunità locali. E così sembrava, visto che a marzo il Consiglio comunale ha votato una delibera sulla rigenerazione urbana, il cui principale obiettivo è la limitazione del consumo di suolo! Sta nell’aver creduto che il patrimonio comune non si baratta e non si accetta il principio che è economicamente conveniente continuare a investire in aree inquinate e compromesse, tenendo a bada la reattività sociale.

Eppure tutto doveva cambiare rispetto al 2012, quando Colleferro era amministrata dalla Giunta Cacciotti e comitati e associazioni (alcuni loro componenti sono ora Amministratori) hanno contrastato il progetto “AutoReiseCenter” per la costruzione di edifici per servizi autostradali, commerciali e di ristorazione proprio in via Palianese: opere per oltre 2 milioni di € a favore del Comune e un parcheggio per 352 auto e 172 autocarri! Ma il 9 maggio 2019, giorno di apertura del cantiere Vailog, non ci sono state voci critiche né prima né dopo l’inaugurazione e a protestare quella mattina c’era il Comitato residenti Colleferro. E’ tuttora in corso lo sbancamento per le opere infrastrutturali e per il potenziamento di una nuova viabilità. Se un privato decide di investire a confine con una discarica che puzza è lecito domandarsi se gli viene dato supporto infrastrutturale, se gli sono stati concessi contributi pubblici o agevolazioni per i nuovi allacci alle reti idrica, energetica, fognaria, ecc.

In questi mesi i residenti hanno dovuto fare i conti con la polvere, il caldo e i rumori ininterrotti, che hanno reso loro la vita un vero inferno, anche per i mefitici miasmi della vicina discarica di colle Fagiolara. Il Comitato ha segnalato per ragioni di sicurezza e di salute dei residenti e dei lavoratori al cantiere e ai Comuni di Colleferro e Paliano il disagio degli abitanti. Ha risposto solo la Regione, comunicandoci che spetta all’Amministrazione colleferrina tutelare il benessere dei suoi cittadini".

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