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Colleferro, troppa gente in giro, ma è solo questione di senso civico e buona educazione?

Il nostro articolo di sabato, come era prevedibile, ha scatenato sui social ondate di proteste tra coloro che vorrebbero maggiori controlli e coloro che parlano di mancata educazione.

Colleferro piazza Nassirya maggio 2020

La notizia che abbiamo riportato ieri sugli assembramenti di persone, molti dei quali giovani, in Piazza Nassirya a Colleferro in un soleggiato pomeriggio dello scorso fine settimana come era previsto hanno scatenato una miriade di proteste sui social. Si è passati da chi dà la colpa ai mancati controlli delle forze dell’ordine a chi invece punta il dito sul poco senso civico e rispetto delle regole e del prossimo che dovrebbero essere alla base di una buona educazione. Di educazione e di percezione del pericolo reale ha parlato a anche il sindaco Sanna che ha ricordato il grande lavoro fatto dalle forze dell’ordine in questi mesi di emergenza sanitaria per il Coronavirus. Nelle ore scorse è arrivata anche la notizia della dodicesima persona positiva al Coronavirus residente in città.

Il pensiero del sindaco Sanna

“Troppa gente in giro. Ci può stare come affermazione. Non si fanno i controlli. Non ci può stare come affermazione. Primo perché i controlli si fanno egualmente a prima (magari più mirati a specifici settori, diminuendo i posti di blocco che servono ora davvero a poco). Secondo perché la Polizia Locale, le forze dell’ordine in generale hanno ben poco da controllare se non la distanza interpersonale. Ricordo a tutti che col nuovo Dpcm molte cose prima vietate sono tornate consentite e normali (affetti stabili, attività motoria e sportiva, coltivazione fondo agricolo ecc ecc). Per chi auspica sanzioni “più elevate”, manganellate ed idranti sfollagente occorre rispondere che non è “consentito”, oltre che “inopportuno”.

Le frasi: “è colpa degli anziani che girano senza mascherina” oppure “è colpa dei giovani a gruppi” - scrive su facebook il primo cittadino Pierluigi Sanna - possono avere dei barlumi di verità ma suonano molto da scarico delle responsabilità. Gli anziani vanno aiutati a superare questo momento difficile per loro più che per tutti. I giovani vanno avvertiti, educati e poi redarguiti possibilmente prima a casa e poi dagli organi di polizia che invece di essere ringraziati per il lavoro immenso di questi mesi passano altalenanti dalla descrizione: “sceriffi” a quella “fannulloni”, oppure dalla frase “col drone ci spiate nelle case” a quella “c’è un mare di gente e voi vi girate dall’altra parte”.

Ora, al netto della faccenda che riguarda in generale l’uso indiscriminato dei social, vogliamo deporre un po’ di ipocrisia tutti insieme? Dobbiamo imparare, tutto qua. Non si può convivere col virus stando segregati per un anno intero ed allo stesso modo non ci si può convivere tornando a come eravamo prima senza usare alcuna protezione.

È una questione prima di tutto di educazione e percezione del pericolo che deve iniziare a diventare naturale: se c’è un incendio che facciamo? Ci allontaniamo o ci buttiamo tra le fiamme? Ci mettiamo il fazzoletto bagnato sulla faccia o respiriamo il fumo a pieni polmoni? Cosa insegnamo ai nostri figli in caso di incendio? Chi si butta nelle fiamme di solito sono solo gli addetti ai lavori e ben protetti. Dicasi in diverse modalità la stessa cosa per alluvioni o terremoti.

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Il Covid va inteso così: percepire il pericolo, educare gli altri alle precauzioni, conviverci senza eccessi. Per tutto il resto si fa quel che si può...”

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